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Foglia nella sua giovinezza aveva appreso tante cose, molte di più di tante altre foglie. Ma in fondo conosceva solo la sua di vita e riconoscere lo spirare del vento,la sua vorticosa scaltrezza quando attentava alla linfa vitale dal suo picciolo. Aveva imparato a resistere, difendersi.
Molti erano stati i venti che avevano provato a circuirla, alcuni erano quasi riusciti nel loro intento, di allontanarla dalla sicurezza dell’albero che era la sua vita, ma con inaspettata forza e prudenza riusciva ad aggrapparsi all'esistenza che viveva. A volte si sentiva fragile ma cercava di accettare la sua vulnerabilità come parte del suo essere. Mai si era compiaciuta di tutto questo e abbracciava ogni nuovo giorno senza fare progetti se non quelli che riguardavano quel preciso momento e non un altro.
La vita scorreva, schivando oscuri e violenti venti, brezze e uragani, combattendo come poteva, mai lasciandosi sopraffarre dai ricordi, o incertezze, sempre pronta ad andare oltre, a volte giungendo stremata, ma rinvigorendosi trovando conforto tra i suoi rami. E l’albero era sempre lì. Foglia passava il tempo osservando le gemme attorno a lei, crescevano felici adornandola di amore, un amore pieno e profondo come il suo per loro. Ma era in attesa, non sapeva di cosa ma c’era sempre una specie di ineluttabilità nei suoi giorni e nelle sue notti.
Giunse un sussurro, arrivava da lontano e senza rendersene conto il ramo si allungò verso quella fonte. Cessò, ma lei ormai sapeva. Si protese assieme al ramo e quel sussurro divenne vento, un altro falso vento, che l’afferrò, ma il picciolo pronto riuscì a tenerla attaccata al ramo.
Ne arrivò subito un altro, questa volta dolce ma come venne andò via, non era il suo vento. E così altre brezze, arrivarono, convinte di poterla portare via, ma compresero che non era possibile, e se ne andarono.
Foglia aspettava, e mentre aspettava udì un suono in lontananza. Era una forza silenziosa, spirava lentamente senza essere invadente, rispettosa di quanto trovava. La cullò per un breve momento e poi se ne andò silenziosamente come era arrivato.
Foglia cominciò a cambiare il suo colore, c’era una nuova maturità in lei, la saggezza e la consapevolezza che il suo tempo ormai stava giungendo.
Aspettava, e una leggera malinconia la pervadeva e, come avvisaglia, arrivò improvvisamente un vento falso che cercò di afferrarla, diventando violento e crudele quando fu consapevole che non sarebbe riuscito ad averla.
Ed ecco di nuovo quel suono, quel sussurro, l’eccitava. Un suono forte, sicuro nonostante fosse ancora così distante, ma era certa di cosa fosse e se ne rallegrava, sentiva il suo cuore battere più forte.
All'improvviso fu strappata via brutalmente dall’albero della sua vita, scaraventata di qua e di là, e temette di non sopravvivere a tale violenza.
La tempesta era incredibile nella sua potenza e al contempo soave. Non aveva scelta, doveva arrendersi a quanto stava accadendo.
Si sentì soffocare, gettata a terra emise un flebile gemito, un silenzioso lamento, completamente sottomessa.
Poi la pace, fluttuava dolcemente nelle braccia del vento che l’aveva desiderata, voluta, pretesa, e adesso si ritrovò dove voleva stare da sempre: a casa.
Il vento di maestrale aveva reclamato e ottenuto l’autunnale Foglia.
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