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Lasciato qui giovedì, 28 settembre 2006

Prima di avviarmi al posto di lavoro, prendo spunto da una conversazione avuta per scrivere un pensiero e una proposta.
Ognuno di noi ha una sua idea di chi o cosa sia una “DONNA”. Poeti, scrittori, religioni, filosofie, immaginari personali hanno delineato tratti di questo essere che, fin dal principio è stato, nel bene e nel male, al centro di tutto.
Bello sarebbe poter fare un percorso, o meglio, raggruppare le più significative. Non parlo di aforismi ovviamente, ma di veri e propri tratti.
Comincio con l’illustrare una tela dipinta da uno dei miei poeti-scrittori preferiti: Rabindranath Tagore. E’ tratta da una raccolta di lipika (in bengali significa “piccolo scritto”) “SE”.

 

 


L’acqua che cade dal cielo sotto forma di pioggia si unisce alla terra, ma non si sa da dove provenga. Anche con le donne è così: vengono da un luogo sconosciuto per essere prigioniere su questa terra.
All’interno di questi limiti si consuma tutta la loro esistenza, le loro parole, i loro dolori e le loro inquietudini.
Ed è per questo che si celano il volto con un velo, ai polsi hanno bracciali e le loro abitazioni sono ben custodite.
Esse sono le Regine del Limite.

 

 

Ora a voi, se vi va, trovare pennellate da aggiungere a questa.

Black



AGGIORNAMENTO: non necessariamente devono essere vostre (sarebbe bello però), ma anche, come ho fatto io, citazioni di altri. :-)

 

PER VISUALIZZARE QUANTO E' STATO LASCIATO DETTO CLICK SU AVATAR

 

ANONIMO

       

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Lasciato qui mercoledì, 27 settembre 2006

Foglia nella sua giovinezza aveva appreso tante cose, molte di più di tante altre foglie. Ma in fondo conosceva solo la sua di vita e riconoscere lo spirare del vento,la sua vorticosa scaltrezza quando attentava alla linfa vitale dal suo picciolo. Aveva imparato a resistere, difendersi.
Molti erano stati i venti che avevano provato a circuirla, alcuni erano quasi riusciti nel loro intento, di allontanarla dalla sicurezza dell’albero che era la sua vita, ma con inaspettata forza e prudenza riusciva ad aggrapparsi all'esistenza che viveva. A volte si sentiva fragile ma cercava di accettare la sua vulnerabilità come parte del suo essere. Mai si era compiaciuta di tutto questo e abbracciava ogni nuovo giorno senza fare progetti se non quelli che riguardavano quel preciso momento e non un altro.
La vita scorreva, schivando oscuri e violenti venti, brezze e uragani, combattendo come poteva, mai lasciandosi sopraffarre dai ricordi, o incertezze, sempre pronta ad andare oltre, a volte giungendo stremata, ma rinvigorendosi trovando conforto tra i suoi rami. E l’albero era sempre lì. Foglia passava il tempo osservando le gemme attorno a lei, crescevano felici adornandola di amore, un amore pieno e profondo come il suo per loro. Ma era in attesa, non sapeva di cosa ma c’era sempre una specie di ineluttabilità nei suoi giorni e nelle sue notti.
Giunse un sussurro, arrivava da lontano e senza rendersene conto il ramo si allungò verso quella fonte. Cessò, ma lei ormai sapeva. Si protese assieme al ramo e quel sussurro divenne vento, un altro falso vento, che l’afferrò, ma il picciolo pronto riuscì a tenerla attaccata al ramo.
Ne arrivò subito un altro, questa volta dolce ma come venne andò via, non era il suo vento. E così altre brezze, arrivarono, convinte di poterla portare via, ma compresero che non era possibile, e se ne andarono.
Foglia aspettava, e mentre aspettava udì un suono in lontananza. Era una forza silenziosa, spirava lentamente senza essere invadente, rispettosa di quanto trovava. La cullò per un breve momento e poi se ne andò silenziosamente come era arrivato.
Foglia cominciò a cambiare il suo colore, c’era una nuova maturità in lei, la saggezza e la consapevolezza che il suo tempo ormai stava giungendo.
Aspettava, e una leggera malinconia la pervadeva e, come avvisaglia, arrivò improvvisamente un vento falso che cercò di afferrarla, diventando violento e crudele quando fu consapevole che non sarebbe riuscito ad averla.
Ed ecco di nuovo quel suono, quel sussurro, l’eccitava. Un suono forte, sicuro nonostante fosse ancora così distante, ma era certa di cosa fosse e se ne rallegrava, sentiva il suo cuore battere più forte.
All'improvviso fu strappata via brutalmente dall’albero della sua vita, scaraventata di qua e di là, e temette di non sopravvivere a tale violenza.
La tempesta era incredibile nella sua potenza e al contempo soave. Non aveva scelta, doveva arrendersi a quanto stava accadendo.
Si sentì soffocare, gettata a terra emise un flebile gemito, un silenzioso lamento, completamente sottomessa.
Poi la pace, fluttuava dolcemente nelle braccia del vento che l’aveva desiderata, voluta, pretesa, e adesso si ritrovò dove voleva stare da sempre: a casa.
Il vento di maestrale aveva reclamato e ottenuto l’autunnale Foglia.

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Lasciato qui lunedì, 25 settembre 2006

 

Oooops..! l'ho fatto di nuovo!!!!!



Chiarimento: ho solo cambiato il template per l'ennesima volta
Quando farò altro non lo dirò!!!!

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Lasciato qui lunedì, 25 settembre 2006

Lunedì, e già questo la dice tutta... ma al peggio non c'è mai fine, come disse qualcuno!
Canticchio nella mente una vecchia canzoncina dei Beatles "rain rain go away, come again another day!". Invece persiste la disgraziata... e allora sussurro:

 

CHIOVE ! GESU, MA COMME CHIOVE !
Una goccia d'acqua 'coppa à 'na stagnarola
TIC! TAC! TIC! TAC!TIC! TAC!TIC! TAC!
Gesù , ma comme chiove !
TIC! TAC! TIC! TAC!TIC! TAC!TIC! TAC!
TIC! TAC! TIC! TAC!TIC! TAC!TIC! TAC!
" Che cacamiente e ca**o !"

Salvatore Russo
(poeta napoletano)

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