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15 luglio 1944: « "la gioventù in, in fondo è più solitaria della vecchiaia." Questa massima che, ho letto in qualche libro mi è rimasta in mente e l’ho trovata vera; è vero che qui gli adulti trovano maggiori difficoltà che i giovani? No, non è affatto vero. Gli anziani hanno un’opinione su tutto, e nella vita nono esitano più prima di agire. A noi giovani costa doppia fatica mantenere le nostre opinioni in un tempo in cui ogni idealismo è annientato e distrutto, in cui gli uomini si mostrano dal loro lato peggiore, in cui si dubita della verità, della giustizia e di Dio. Chi ancora afferma che qui nell’alloggio segreto gli adulti hanno una vita più difficile, non si rende certamente conto della gravità e del numero di problemi che ci assillano, problemi per i quali forse noi siamo troppo giovani, ma ci incalzano di continuo sino a che, dopo lungo tempo, noi crediamo di aver trovato una soluzione; ma è una soluzione che non sembra capace di resistere ai fatti, che la annullano. Ecco la difficoltà di questi tempi: gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà. È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo. Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione. Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte il rombo l’avvicinarsi del rombo che ucciderà noi pure, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità. Intanto debbo conservare intatti i miei ideali; verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili.» Anna Frank, op. cit. , 15 luglio 1944, pp 268-268. |
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-Paul Celan- |
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![]() Buona settimana
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Per augurare un buon fine settimana vi lascio dei versi in lode dell’amato, o amata, affollati da coniugazioni verbali, da enumerazioni e corrispondenze incrociate, sulla scia del lessico amoroso petrarchesco, se volete è un mosaico un pò bizzarro. Ne è autrice Gaspara Stampa, voce della poesia erotica italiana del sedicesimo secolo. Epitaffio |
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Arsi, piansi, cantai; piango, ardo e canto; -Gaspara Stampa- |
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E' tardissimo ma questo è il tempo che ho a disposizione, dormirò un pò di meno ma non importa. Vero si che non è che debba relazionare sulle sorti del mondo, per cui, post più o post meno non fa grande differenza, però via, questo è il mio angolino per cui... |
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Attraverso i rigagnoli di pioggia ripenso all’ultima notte, anche allora pioveva. Sei entrato come entrerebbe una tempesta in casa “Dobbiamo chiudere qui.” Asciutta è la tua voce. Un tuono assordante e mi catapulto in un sogno inglese con sottotitoli. Non riesco a parlare, aspetto che le parole scorrano sotto il mio naso. Ma non arrivano. “Perché?” e quella domanda era un dolore sordo. “Perché lo chiedi? Tanto non vuoi saperlo”. Si, volevo sapere il perché. “Un'altra?” Annuisci. Cerco un fazzolettino per cancellare la lacrima che si va formando all’angolo degli occhi. Inspiro la fragranza così familiare e cerco di deglutire il nodo che cerca di risalire la gola. “Profumi di estate”, dico, e davvero questo è il tuo profumo. “Tu profumi d’amore.” sussurri. Silenzio. “L’ami?” così tante le domande. Scuoti la testa. “Perché? Per ferirmi…? Per vendicarti?” gridai accusante. “Sbagliato.” Secco. Un lampo squarcia il cielo. “Allora perché? Guardami negli occhi e dimmi che non è per Tommaso”. Rifletti, pensi. Pensi a Tommaso, di quando mi innamorai di lui alle tue spalle. La tua espressione ora cambia. Stai pensando a quando mi ha poi lasciata per un'altra donna. “Ti amo più di qualsiasi altra,” cominci a dire, ma so che c’è di più. “ma non possiamo andare avanti così, devo rompere questa gabbia. La gabbia che stai per chiudere a chiave”. Un altro tuono, urla. Così io. L’aria si fa pesante. Non riesco a respirare. Anche tu piangi. “Non puoi lasciarmi per lei, non l’ami nemmeno,” singhiozzo. “Amavi Tommaso forse?” mordi. Ne parli come ne hai sempre parlato, anche se non lo hai mai conosciuto. Ne parli come se fosse ancora nella nostra vita, come se fosse ancora nel mio letto, come se stesse lì cercando di distruggere il nostro rapporto. “L’ho amato si, ma tanto tempo fa. Tommaso mi ha ferita e lo sai, ma tu mi spezzi il cuore.” Silenzio. Ancora lacrime. Stai per andartene. Lo so. “Ti amo.” sorridi mentre ti alzi. “Anche io ti amo.” sorrido. Sei uscito, per andare incontro al tuono. |
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