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Lasciato qui giovedì, 30 agosto 2007


I tuoi occhi aperti su di me
osservai l’uomo dentro.
Mi piaceva il serio disincanto,
l’ironico rimpianto.
Mi piaceva lo stupore
Ed i giochi di un bambino
insieme al suo trenino.
Mi piaceva la solitudine dell’io
l’adolescente acutezza
ed il crescer tuo, adulto;
quelle ferite e gli ardori,
e le dolcezza di antiche carezze.
Mi piaceva la passione tua di oggi
quel timore di amare e volere,
gli slanci e le frenate.
Mi piaceva si, il tuo sguardo.
Mi scruti,
ascolti
e ora?, mi chiedi.
Ora ti amo.

 


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Lasciato qui lunedì, 27 agosto 2007

Vi andai tanti anni fa per la prima volta, in un mese non propizio, fine dicembre. Il ricordo che mi era rimasto non aveva colori, solo tanto vento, freddo e un mare inquieto, a tratti violento.
E’ un tempo che osservo a volte stupita, come tutto ciò che ancora rappresentava un legame con il passato, quella catena invisibile che mi teneva distante e separata dal mondo circostante, molto delicatamente viene aperta e ritrovo, di conseguenza, la sensazione di profonda libertà e piacere nel tornare alla vita, alla partecipazione come protagonista, non più spettatrice della mia esistenza.
Non mi sorprende quindi, se il luogo scelto per le vacanze di quest’anno sia stato proprio quella terra, signora superba e discreta, che è la Sardegna.

 Descrivere tutto è quasi impossibile, forse dovrei provare a farlo più in là nel tempo, dopo aver assorbito questi giorni trascorsi lì, ma poi, conoscendomi, so bene che non scriverei nulla, per cui lo faccio ora per fermare alcune immagini su questo pezzettino di raccogli-pensieri.

La prima cosa che mi ha colpita è stata la naturale ospitalità e gentilezza delle persone con cui ho avuto a che fare. Anche gli anziani che di solito sono così diffidenti e gelosi, regalavano un sorriso cercando di essere d’aiuto se eri in qualche difficoltà, o solo per il piacere di essere gentili. Ospitale era anche la cura e pulizia che regnava dappertutto, persino nelle strade più solitarie, o i paesini più sperduti, non c’era trascuratezza o sciatteria. Poveri paesini si lo sono, lo vedevi da piccole cose: le vetrine dei pochi negozi, i giochi che i bimbi facevano nelle strade, ma tutto aveva una profonda dignità.
La generosità si celava anche in un cestino di fichi o di pomodorini appena colti lasciati davanti alla porta di casa con l’unica preoccupazione di non offendere con quel gesto. Ma come ci si può sentire offesi da quei gesti così spontanei? Eppure c’è chi ha restituito il cestino dicendo che poteva comprarseli da sé.
L’incanto di tutto ciò che mi si apriva davanti, un paesaggio così diverso da quelli a cui sono abituata e forse la parola “diversità” è proprio la caratteristica più saliente. Vita di mare la mia. Il mare trasparente dai colori più diversi e ugualmente incredibili della costa aragonese,

 

un passare da spiagge di sabbia ai chicchi di sabbia di quarzo, inimmaginabile la sua bellezza.

Paesaggi lunari di solitarie calette rocciose, pericolose quanto stupende, facile rischiare la vita se non sei del luogo e se osi sfidare Poseidone che protegge l’intimità di quelle coste.

Lo spettacolo indescrivibile, a volte emozionante del non saper distinguere la linea di separazione tra il cielo e il mare, un tutt’uno che ti prende in braccio facendoti sentire parte di un universo ancora vergine, incontaminato mentre il Maestrale, da vero gentiluomo, allevia il caldo a tratti soffocante.
Lo stupore dorato delle Grotte di Nettuno con i suoi laghetti di acqua dolce racchiusi nel cuore di una scogliera a strapiombo sul mare, i merletti e trine, le storie che le stalattiti avevano, nel corso dei secoli, scritto come per distrarre ed incantare dei o marinai.

Ed il fascino dei Nuraghi. L’entrare in uno squarcio di passato ormai più che remoto ma ancora così tangibile, che puoi toccare in quelle pietre poste una sull’altra a formare una torre unica nel suo genere. L’uomo, la sua storia, la civiltà nuragica avvolta ancora nel mistero e nel mito. Sapevano lavorare il ferro, il rame, eseguire operazioni chirurgiche al cervello, conoscevano le leggi della fisica… ma non sapevano, forse, scrivere. Ogni parola della giovane donna, dai piedi piccolissimi che avrebbero fatto invidia a Cenerentola, che ci faceva da guida era una spinta a voler sapere di più, a conoscere la storia, la vita, di un popolo che non esiste più, ad una civiltà preistorica con i suoi dolmen che nulla hanno da invidiare a quelli di Stonehenge. Quante cose ancora oscure ci circondano, quanti misteri e segreti racchiusi forse nel nostro DNA.

“Di dove siete?” chiese la guida. “Roma”
“Bella Roma, ci sono stata in gita scolastica con i ragazzi. Mi sono commossa quando ho visto San Pietro. Pioveva quel giorno ma era così bello poter camminare su via della Conciliazione.”
“Anche la vostra terra lo è.” Le risposi.
Sorridendo concluse “Si. Roma è bella ma quando guardo il mio cielo azzurro penso che non c’è da nessuna altra parte”.
Aveva ragione, il cielo della Sardegna è azzurro, limpido… dove il volo dei grifoni è ancora una realtà e un lieto spettacolo per chi, come me, vive la poesia diversa della grande città, dove il cielo seppur azzurro non è più limpido, e dove il Ponentino non ha più la forza di spazzare via i gas e gli inquinanti.

E dei dolci ne vogliamo parlare? No, meglio di no, solo il ricordo fa salire pericolosamente la glicemia.

Una signora forse più che superba direi altera, riservata, che guarda ancora con un occhio puro le flotte di turisti e villeggianti che attentano alla sua misteriosa natura.

Ed ora si ricomincia... con qualcosa dentro in più.

 

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Lasciato qui giovedì, 23 agosto 2007


foto: blacklace


Si distende superba e discreta
riposa sicura
sul mare di smeraldo che
come fido scudiero
vigila attento;
amante perfetto
l’accarezza e percuote.
Osservo abbagliata
rapita e sognante
i cavalieri d’Arborea
che cavalcano le onde
di bianco vestite
Il Maestrale
soffia e racconta
sussurra ed invita.
C’è silenzio attorno a me
solo il vento
che scompiglia i capelli
che avvolge e corteggia
canta canzoni
su un volo di grifoni,
Assorta guardo poi questo cielo
che si va riempiendo di stelle,
odore di mirto, di erbe e magici infusi
sinuosi effluvi deliziano l’olfatto
e risvegliano la fantasia.
Sorrido all’Isola del vento
signora superba e discreta,
con lo sguardo ringrazio e saluto.

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Lasciato qui giovedì, 02 agosto 2007


 

Parole di seta
come brezze speciali
lascerò passeggiare
in delicato equilibrio.

Parole di seta
fluiscono da sole
scivolando su tela
in mutevole maestria.

Parole di seta
come fragili ali
di squisita farfalla
in cerca di elisir di vita.

Parole di seta
nel giardino dell’arcobaleno
risuonano segrete
rendendo l’animo sereno.

Parole di seta
alture d’amore
profondità presente
di un tesoro seducente.

Parole di seta
intrecci di cuori
di menti e di vite
mai pagine sbiadite.

Parole di seta
senza lacci e legami
o catene in pensieri
ma anime in piena. 

Parole di seta
sfumatura d’amore
bellezza rilucente
di pacata armonia.

 



A presto!

Black


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