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Vi andai tanti anni fa per la prima volta, in un mese non propizio, fine dicembre. Il ricordo che mi era rimasto non aveva colori, solo tanto vento, freddo e un mare inquieto, a tratti violento. Descrivere tutto è quasi impossibile, forse dovrei provare a farlo più in là nel tempo, dopo aver assorbito questi giorni trascorsi lì, ma poi, conoscendomi, so bene che non scriverei nulla, per cui lo faccio ora per fermare alcune immagini su questo pezzettino di raccogli-pensieri. La prima cosa che mi ha colpita è stata la naturale ospitalità e gentilezza delle persone con cui ho avuto a che fare. Anche gli anziani che di solito sono così diffidenti e gelosi, regalavano un sorriso cercando di essere d’aiuto se eri in qualche difficoltà, o solo per il piacere di essere gentili. Ospitale era anche la cura e pulizia che regnava dappertutto, persino nelle strade più solitarie, o i paesini più sperduti, non c’era trascuratezza o sciatteria. Poveri paesini si lo sono, lo vedevi da piccole cose: le vetrine dei pochi negozi, i giochi che i bimbi facevano nelle strade, ma tutto aveva una profonda dignità. un passare da spiagge di sabbia ai chicchi di sabbia di quarzo, inimmaginabile la sua bellezza.
Paesaggi lunari di solitarie calette rocciose, pericolose quanto stupende, facile rischiare la vita se non sei del luogo e se osi sfidare Poseidone che protegge l’intimità di quelle coste.
Lo spettacolo indescrivibile, a volte emozionante del non saper distinguere la linea di separazione tra il cielo e il mare, un tutt’uno che ti prende in braccio facendoti sentire parte di un universo ancora vergine, incontaminato mentre il Maestrale, da vero gentiluomo, allevia il caldo a tratti soffocante.
Lo stupore dorato delle Grotte di Nettuno con i suoi laghetti di acqua dolce racchiusi nel cuore di una scogliera a strapiombo sul mare, i merletti e trine, le storie che le stalattiti avevano, nel corso dei secoli, scritto come per distrarre ed incantare dei o marinai.
Ed il fascino dei Nuraghi. L’entrare in uno squarcio di passato ormai più che remoto ma ancora così tangibile, che puoi toccare in quelle pietre poste una sull’altra a formare una torre unica nel suo genere. L’uomo, la sua storia, la civiltà nuragica avvolta ancora nel mistero e nel mito. Sapevano lavorare il ferro, il rame, eseguire operazioni chirurgiche al cervello, conoscevano le leggi della fisica… ma non sapevano, forse, scrivere. Ogni parola della giovane donna, dai piedi piccolissimi che avrebbero fatto invidia a Cenerentola, che ci faceva da guida era una spinta a voler sapere di più, a conoscere la storia, la vita, di un popolo che non esiste più, ad una civiltà preistorica con i suoi dolmen che nulla hanno da invidiare a quelli di Stonehenge. Quante cose ancora oscure ci circondano, quanti misteri e segreti racchiusi forse nel nostro DNA.
“Di dove siete?” chiese la guida. “Roma” E dei dolci ne vogliamo parlare? No, meglio di no, solo il ricordo fa salire pericolosamente la glicemia.
Una signora forse più che superba direi altera, riservata, che guarda ancora con un occhio puro le flotte di turisti e villeggianti che attentano alla sua misteriosa natura. Ed ora si ricomincia... con qualcosa dentro in più.
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Parole di seta Parole di seta Parole di seta sfumatura d’amore bellezza rilucente di pacata armonia.
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