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Lasciato qui sabato, 06 settembre 2008

Spesso, o sempre, l’uomo si avvita in pensieri o problemi transeunti. L’effimero e l’immanente prendono possesso della vita diventando causa prima del loro correre verso un domani (e qui il senso del post precedente) sempre più distante, sempre più precario.
All’origine di questo probabilmente, secondo le riflessioni e analisi, di filosofi, teologi, psicologi, è la paura radicata della morte. Morte non solo fisica, ma, soprattutto, dell’essere. Di quell’Io gigantesco che abita dentro di noi da sempre.

Una frase scritta in un Vangelo dice “.. i poveri li avrete sempre con voi”. Rifletto da anni su questo ponendomi tanti perché; la risposta forse risiede proprio in quanto ho detto prima: correre per salvarsi, passando attraverso tutto ciò che ci sta attorno per non aggiungere ulteriore sofferenza, maggiori problemi alla già tribolata vita mia. Ma… allora, quel senso di incompiutezza, quella voragine affettiva, quel senso di inadeguatezza che a volte si prova, non sarà data dal vivere come struzzi, facendo finta che tutto va bene attorno? Che tanto non posso fare niente?
In Italia, ho saputo, che certe visioni non sono ammesse o comprese… io penso diversamente e lascio qui un filmato per riflettere… io e chiunque altro voglia farlo.


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