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Lasciato qui mercoledì, 27 maggio 2009
 
Mi hanno detto che circola in rete da diverso tempo, sarà perchè circolo poco o forse, non girovago nei siti giusti non so, ma non lo avevo visto fino a ieri. Il titolo che lo presentava era "Ribellatevi donne" e, attratta, sono andata a sbirciare il filmato.
Al solito, non prendo tutto così come viene proposto, aggiungo la mia opinione, spesso silenziosa, basata sulle esperienze vissute, sulle persone conosciute o solo incontrate.
Anche se Blacklace ormai non ha più un seguito, voglio condividerlo con chi passa ponendo alcune domande:
- davvero è un ribellatevi donne? o forse non sarebbe ora di dire "ribellatevi uomini"
- non sarebbe meglio "ribellatevi veline e C."?
- e se fosse vero che i desideri maschili sono questi, perchè lo sono?

Se a qualcuno punge vaghezza di condividere il proprio pensiero ne sarei felice.

Buona visione.
Black

http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/

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Lasciato qui lunedì, 28 aprile 2008

Leggenda dice che San Michele sconfisse la peste nel '600 ... che oggi ci aiuti però a non morire di questa peste....

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Lasciato qui sabato, 14 luglio 2007

Chi è che non ha un eroe nella propria vita, un modello a volte a cui fare riferimento; una figura che può diventare un sogno, una proiezione. Nei giovani maschi è di solito un super eroe, con le braghe e maglia coloratissime, un torace prorompente, un eroe senza paura dalle pistole a portata di mano oppure, in tempi più recenti, laser dalle saettanti luci verde brillante. Nelle giovani donnine l'eroe è sempre un maschio (???), la rappresentazione dell'eroina femminile spesso non piace se non come mezzo per arrivare a lui: l'Eroe. L'eroe femminile solitamente indossa calzamaglia, mantello azzurro corto, in modo che si possa notare la perfezione delle gambe e delle natiche. Deve essere Bello... assolutamente Bello: occhi azzurri, chioma bionda fluente ma composta, sguardo assassino e labbra tremule: un novello o antico Brad Pitt! Ah dimenticavo il cavallo, deve immancabilmente esserci anche un cavallo possibilmente bianco neve.  In assenza del suddetto equino, una moto nera fiammante e se anche questa non dovesse essere disponibile, si può sostituire con un filo di ragnatela o un tappeto magico se ci vogliamo trasferire in oriente.

La mia atipicità ha sempre fatto si che rifiutassi questo esempio di "Eroe". Il cavallo possibilmente doveva essere nero e di razza araba, un sauro meglio. Le calzamaglie mi facevo arricciare il naso e lo sguardo assassino mi torceva le budella. Meglio essere presa per la vita e issata su un cavallo (vedi sopra) da un Tuareg piuttosto che essere sballottata da palazzo a palazzo utilizzando il precedentemente descritto filo di ragnatela. Il famosissimo e sognatissimo Principe Azzurro l'ho sempre ritenuto un benemerito cretino. Si trova con la pappa fatta e con la sola necessità di "adagiare" uno stupidissimo bacio su una demente addormentata per trovare la felicità della vita. Ovviamente i nostri favolieri preferiti non hanno mai proseguito la loro storia oltre il "vissero felici e contenti" perchè, dal mio punto di vista, una vita tra due esseri così eroici potrebbe durare quanto un viaggio Roma Civitavecchia in un giorno infrasettimanale con assenza di traffico per ferie.

Ci sono però degli eroi che forse non saranno vincenti, ma che emanano un fascino che resta per tutta la vita e che se li conosci e ne fai un modello a cui tendere o desiderare, ti rendono come un Diogene alla ricerca di un Uomo...
Uno di questi è senz'altro Ettore "
colui che resiste". Un eroe che muore per onore, per amore, che non si arrende neanche di fronte alla certezza della sua morte... persegue fino in fondo ciò in cui crede.
Lui è uno dei miei eroi, l'altro non ha una così vasta notorietà... forse un giorno ne parlerò.



 De Chirico - Ettore e Andromaca - Pianto d'amore


Ettore e Andromaca
L'addio
Iliade - Canto VI


Di secreta pietà l'alma percosso
riguardolla il marito, e colla mano
accarezzando la dolente: Oh! disse,
diletta mia, ti prego; oltre misura
non attristarti a mia cagion. Nessuno,
se il mio punto fatal non giunse ancora,
spingerammi a Pluton: ma nullo al mondo,
sia vil, sia forte, si sottragge al fato.
Or ti rincasa, e a' tuoi lavori intendi,
alla spola, al pennecchio, e delle ancelle
veglia su l'opre; e a noi, quanti nascemmo
fra le dardanie mura, a me primiero
lascia i doveri dell'acerba guerra.
Raccolse al terminar di questi accenti
l'elmo dal suolo il generoso Ettorre,
e muta alla magion la via riprese
l'amata donna, riguardando indietro,
e amaramente lagrimando. Giunta
agli ettorei palagi, ivi raccolte
trovò le ancelle, e le commosse al pianto.

 

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Lasciato qui martedì, 17 aprile 2007


Se c'è soluzione, perché ti preoccupi?
Se non c'è soluzione, perché ti preoccupi?


Aristotele

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